Giovanni Branca

Giovanni Branca

Giovanni Branca (1571 Sant’Angelo in Lizzola – 1645 Loreto). Ingegnere e architetto, a servizio della Santa Casa di Loreto, si distinse non solo come artista, ma anche come scienziato, ideando una macchina, che anticipò il principio del motore a vapore.

Giovanni Branca nacque a Sant’Angelo in Lizzola il 22 aprile 1571, da Nicolò, capomastro e possidente terriero, in una dimora poco fuori dal borgo, nel vecchio ingresso per accedere al castello di Sant’Angelo, all’inizio di una via che porta il suo nome. Un’edicola votiva è posta nel luogo in cui sorgeva la piccola casa natìa, purtroppo scomparsa.

 

Un’epigrafe commemorativa in onore di Branca campeggia dal 1841 sopra alla porta urbica del castello di Sant’Angelo in Lizzola. L’amministrazione comunale gli ha intitolato la strada dove sorgeva la sua dimora avita, la scuola elementare e, nel 1971, è stato eretto un monumento in via Dante Alighieri, costruito in occasione delle commemorazioni per il IV centenario della sua nascita. A breve verrà inaugurato il teatro di Sant’Angelo, dedicato a Giovanni Branca.

 

 

 

Seguì la sua formazione a Roma, nella seconda metà del XVI secolo, ove gli venne conferita la cittadinanza onoraria. Ebbe il suo primo incarico di architetto a Loreto nel 1615, per ristrutturare l’acquedotto cittadino e circa cinque anni dopo, curò il progetto per inserire i baluardi pentagonali alle mura costruite dal Sangallo e dal Sansovino; successivamente progettò la porta Marina e la torre civica, che fiancheggia il palazzo comunale della città di Loreto.

 

La tradizione orale gli attribuisce l’edificazione di palazzo Mamiani a Sant’Angelo in Lizzola, ma la giovane età del Branca, all’epoca del progetto del palazzo comitale, fa propendere semmai ad un contributo da parte dell’architetto, nel corso di ampliamenti e ristrutturazioni della residenza gentilizia, intorno alla prima metà del 1600, nello stesso periodo in cui è documentato un suo intervento nel restauro della vecchia chiesa di San Michele Arcangelo, in seguito abbattuta. Nel 1626 fu insignito della cittadinanza di Loreto e l’importante conferimento di commissario e procuratore dei beni della Santa Casa, ottenuto nel 1628, evidenzia il prestigio, di cui godette nella città. 

 

Nello stesso anno realizzò il monumento funebre al mecenate Giovanni Vincenzo Cataldi, per la chiesa di San Francesco ad Ascoli, città nella quale l’anno seguente venne pubblicato il Manuale di architettura, che conobbe un grande successo in Italia e all’estero e che dedicò a Giulio Cesare Mamiani, primo conte di Sant’Angelo, probabilmente per onorare il ricordo di una persona, che aveva finanziato i suoi studi formativi nell’Urbe.  

 

Il suo volume Le machine di molto artificio da fare effetti meravigliosi tanto spiritali quanto di animale operazione venne dato alle stampe, nel 1629, a Roma. 

 

L’opera sintetizza ed evidenzia le maggiori macchine esistenti all’epoca, descrivendo un nuovo congegno, inizialmente concepito come un perfezionamento della eolipila di Erone, antesignano delle vaporiere di fine ‘700. La macchina ideata da Branca consisteva di una testa di metallo con il suo busto, riempita d’acqua, posta sopra carboni accesi, dalla cui bocca fuorusciva un getto di vapore, usato per pestare le materie per fare la polvere. Nell’atrio di Palazzo Mamiani è possibile vedere una riproduzione della sua macchina a vapore

 

L’effettivo valore delle ricerche scientifiche di Giovanni Branca venne riconosciuto solo nel XVIII secolo, quando l’energia del vapore conobbe le prime applicazioni in campo industriale e, nel 1933, venne realizzata una riproduzione della macchina a Chicago, in occasione dell’Esposizione.

 

Morì a Loreto il 24 gennaio 1645 e fu tumulato nella basilica, pochi anni prima del suo decesso, donò i suoi beni alla Santa Casa.