Terenzio Mamiani

Terenzio Mamiani

Terenzio Mamiani della Rovere (1799, Pesaro – 1885, Roma). Filosofo, letterato, politico, fu tra i protagonisti del Risorgimento italiano. Nel corso della sua lunga vita ricoprì numerosi incarichi politici ed ebbe molteplici riconoscimenti. Fu l’ultimo conte (a titolo onorifico) di Sant’Angelo in Lizzola. 

Dalla lettera che Terenzio Mamiani inviò al fratello Giuseppe (23 Dicembre 1841):

“Vi farò ridere forse a dirvi che uno dei desideri che ho riposto nell’animo è di rivedere, indovinate?…Sant’Angelo e gli alti pioppi che fronteggiano nella discesa che va alla fonte. Così è fatto l’uomo.”

 

Terenzio Mamiani della Rovere nacque a Pesaro il 18 settembre 1799, da Gianfrancesco, conte di Sant’Angelo in Lizzola e da Vittoria Montani.

 

Ebbe la prima formazione a Pesaro, dove studiò privatamente fino al 1814. Fu discepolo e amico di Giulio Perticari, che gli trasmise l’amore per la patria e l’interesse per gli studi classici e grazie al quale poté entrare in contatto con il clima politico e intellettuale, che animava Pesaro, la “piccola Atene delle Marche”, nel XIX secolo. 

 

A Roma nel 1816 studiò presso il seminario, perché il padre Gianfrancesco avrebbe voluto avviarlo alla carriera ecclesiastica, ma tre anni dopo venne espulso per “immoralità”, poiché si mostrò ostile all’ipocrisia imperante del clero e del cattolicesimo. Tornò quindi a Pesaro, dove ebbe modo di concludere la sua formazione letteraria e politica.

 

Si recò, poi, a Firenze, entrando in contatto con gli intellettuali toscani, in particolare con Gino Capponi, Raffaello Lambruschini, Giovan Battista Niccolini e Giovan Pietro Vieusseux. Il soggiorno fiorentino durò poco tempo, perché subito dopo ebbe la cattedra di eloquenza presso l’Accademia militare di Torino, nella quale insegnò per circa un anno, ma la morte del padre, il conte Gianfrancesco, lo costrinse a rientrare a Pesaro. 

 

Nei moti risorgimentali del marzo del 1831, Mamiani, in qualità di esponente principale dei sovversivi in Romagna, ricoprì la carica di ministro degli Interni del nuovo governo delle Provincie Unite d’Italia, ma subito dopo il papa chiamò le truppe austriache, che riconquistarono i territori insorti, condannandolo all’esilio perpetuo in Francia, dove rimase fino al 1847. In questo delicato periodo, Mamiani ebbe modo di elaborare le sue teorie sul Risorgimento italiano, che descrisse qualche anno dopo nel libello Nostro parere intorno alle cose italiane

 

A Parigi si dedicò allo studio della letteratura e della filosofia, pubblicando gli Inni sacri, il saggio filosofico Del rinnovamento della filosofia antica italiana e dando alle stampe alcune Poesie, raccolte in un unico volume. Nel 1846 respinse con fermezza l’amnistia concessa da papa Pio IX per i reati politici, poiché non si considerava responsabile di alcun crimine.

 

Nell’agosto 1847, grazie alla decisione del re di Sardegna, Carlo Alberto, ottenne comunque il permesso di rimpatriare e si stabilì a Genova. Raggiunse poi Pesaro, dove poco prima del suo arrivo fu nominato consigliere comunale della città, tenendo un discorso pubblico nel Salone metaurense del Palazzo ducale. Il 21 dicembre, la morte dell’amato fratello Giuseppe lo rese erede universale del patrimonio della sua importante famiglia.

 

L’anno seguente papa Pio IX varò un nuovo governo, che ebbe breve vita, composto per la prima volta da soli laici, in cui Mamiani ricoprì l’incarico di ministro degli Interni. Pochi mesi dopo, il pontefice creò un nuovo esecutivo, affidando a Terenzio il ministero degli Esteri, ma anche questo incarico fu di breve durata.

 

Il 25 luglio 1849 fu costretto a estradare a Genova fino al 1856 e per Mamiani iniziò un periodo che lui definì in seguito come “il mio secondo esilio“. Nel 1850 creò a Genova l’Accademia di filosofia italica, pubblicando inoltre alcune opere importanti, tra cui gli Scritti politici, le Poesie e l’opera monografica D’un nuovo diritto europeo.

 

Nel 1853 cedette tutti i suoi beni al suo caro amico pesarese Giacomo Salvatori, in cambio di un assegno annuo vita natural durante e, due anni dopo, vendette il palazzo comitale di Sant’Angelo in Lizzola a due possidenti santangiolesi (la residenza signorile passò poi ad altri proprietari, che lo vendettero al comune e, dal 1935, il palazzo baronale è sede del municipio di Sant’Angelo in Lizzola e, dal 2014, di Vallefoglia).

 

Sposò Angiola Vaccaro, nel 1856, e nello stesso anno venne eletto nel Parlamento del regno di Sardegna, schierandosi subito dalla parte di Cavour, che lo nominò portavoce parlamentare della maggioranza governativa e poi professore ordinario di filosofia della storia all’Università di Torino

 

Nel gennaio 1860 Cavour, tornato al potere, conferì a Mamiani il ministero della Pubblica Istruzione (fu il primo ministro della Pubblica Istruzione del regno d’Italia), carica che ricoprì per poco più di un anno. 

 

Lasciato il governo, Mamiani fu avviato alla carriera diplomatica: il re Vittorio Emanuele II lo inviò, in qualità di ministro plenipotenziario del regno d’Italia, presso la corte del sovrano in Grecia Ottone I di Baviera; poi, sempre come ministro plenipotenziario, si recò a Berna. Nel 1864 ebbe inoltre la nomina di senatore a vita del Regno d’Italia.

 

La lunga esistenza di Mamiani si concluse con numerosi riconoscimenti e onori: membro del Consiglio di Stato, vicepresidente del Senato, vicepresidente del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione. Nel 1871 insegnò filosofia della storia all’Università La Sapienza di Roma e, sempre nell’Urbe, l’anno seguente ottenne la cittadinanza onoraria; nel 1875 ebbe la nomina di vicepresidente dell’Accademia dei Lincei, la stessa che nove anni dopo lo elesse presidente onorario a vita.

 

Nella sua Pesaro, nel 1879, gli venne consegnato un attestato firmato da moltissimi cittadini. Mamiani, mai dimentico della sua città natale, vi istituì il liceo musicale “Rossini” (il Conservatorio) e il liceo classico che porta il suo nome. 

 

Morì a Roma il 21 maggio 1885 ed ebbe funerali di Stato e sepoltura a Pesaro.

 

Terenzio era cugino, per parte di madre, di Giacomo Leopardi, il quale nella poesia “La ginestra”, citò e adattò le parole di un discorso di Mamiani (… le magnifiche sorti e progressive), irridendo il suo spiritualismo ottimista.