Storia del Borgo di Montefabbri

Pontevecchio, Foto di Daniele Marzocchi

Storia del Borgo di Montefabbri

Nel cuore delle Marche, c’è un borgo che custodisce bellezze immutate nel tempo: Montefabbri, castello della famiglia Fabbri, di cui conserva il toponimo, contesa tra i Montefeltro e i Malatesta, ebbe come feudatari l’insigne architetto Francesco Paciotti e la sua discendenza. Rimasta miracolosamente illesa dal secondo conflitto mondiale, conserva ancora oggi il suo aspetto originario. Recentemente è anche stato inserito tra i Borghi più Belli d’Italia, e riconosciuto tra i Borghi delle Marche da non perdere.

Il primitivo nucleo abitato di Montefabbri, si sviluppò attorno all’antica pieve di San Gaudenzio (IX-X sec.). Nell’anno mille vennero costruite le mura a difesa del luogo e, dalla prima metà del XIII secolo, la dinastia dei Fabbri, primi feudatari da cui il paese prese il nome, avviò la costruzione del nuovo castello, mentre l’originario castellare (che era sopra a una collina, che sormonta il borgo di Cagolino) fu progressivamente abbandonato. 

 

La struttura castrense venne appositamente costruita in posizione strategica, sul poggio in cui già sorgeva l’antica chiesa madre, dotata di cinta muraria, di una porta con ponte levatoio e fossato, ma priva di torri e di fortificazioni più robuste, difatti nel momento in cui si diffuse l’uso delle armi da fuoco, la roccaforte perse potere.

 

Dopo l’estinzione della famiglia comitale, nella seconda metà del XIII secolo, il castello fu soggetto a Urbino. Gli eserciti nemici, prima di attaccare la città ducale, dovevano occupare questo fortilizio, che costituiva un propugnacolo verso il mare, un territorio di frontiera tra la Romagna e il pesarese, che si contrapponeva al castello malatestiano di Montelevecchie (attuale Belvedere Fogliense).

 

Nel corso del 1300, nel territorio di Urbino si avvicendarono i Montefeltro e i rappresentanti della Stato Pontificio, con continue scorrerie, assedi e saccheggi, a opera delle milizie che imperversavano in queste contrade. Nel 1446, poco dopo la battaglia di Monteluro, seguì il feroce attacco dei Malatesta, che conquistarono Montefabbri e poi anche Colbordolo e Talacchio. Negli anni successivi questi territori tornarono, però, in mano ai Montefeltro e, dalla seconda metà del 1400, iniziarono quarant’anni di pace per Urbino e un grande momento economico, che si rifletté anche sui montefabbresi.

 

Il 5 maggio 1578, Francesco Maria II della Rovere, duca di Urbino, subinfeudò il castello al valente architetto militare Francesco Paciotti, in cambio di seimila scudi d’oro e due pernici l’anno, come simbolico censo. La dinastia detenne il potere fino al 1744 e, tra i discendenti del Paciotti che si avvicendarono nel governo, Guidobaldo, terzo conte, venne maggiormente ricordato, tanto da meritarsi la dedicazione della principale via che conduce alla pieve: via del Baldo. Nella seconda metà del 1600, grazie all’operato di Guidobaldo Paciotti, Montefabbri conobbe un periodo di prosperità: con una florida produzione di ceramiche (documentata dal 1620 agli inizi del 1700), la nascita dell’archivio notarile e del monte frumentario, l’ampliamento e l’ammodernamento della pieve e del palazzo baronale e l’acquisto del mulino ducale di Pontevecchio.

 

Dopo il 1744, con l’estinzione della famiglia comitale, Montefabbri venne unita a Urbino. A fine secolo, giunse l’esercito napoleonico che, dopo aver assediato e invaso la città ducale, cercò rifugio sulle mura del castello, ma venne attaccato e fatto prigioniero dagli insorti, accorsi dalle campagne circostanti. Durante il XIX secolo, per breve tempo, Montefabbri entrò a far parte del regno d’Italia e, con la Restaurazione pontificia, venne appodiata a Urbino. Fu, suo malgrado, protagonista della storia del brigantaggio (la banda di Terenzio Grossi occupò il paese nel 1861) e nel 1869 il comune venne soppresso, per essere unito a quello di Colbordolo. 

 

"La resa dei prigionieri di Montefabbri", 31 Dicembre 1797, Accademia degli Assortiti di Urbino

“La resa dei prigionieri di Montefabbri”, 31 Dicembre 1797, Accademia degli Assortiti di Urbino

 

 

Nel corso del secondo conflitto mondiale, il paese venne sfollato per imposizione nazista, è rimasto però miracolosamente illeso dai bombardamenti e ancora oggi conserva il suo aspetto di borgo quattrocentesco.

 

Montefabbri, Foto di Gioele Palazzi

Montefabbri, Foto di Gioele Palazzi

Foto in copertina di Daniele Marzocchi