Storia di Morciola, Bottega, Cappone

Storia di Morciola, Bottega, Cappone

La zona di Bottega, Cappone e Morciola, oggi contraddistinta da un’elevata concentrazione di edifici commerciali ed industrie, cela alcuni esempi di architettura, che rivelano il suo passato: il rudere di un antico ponte, due mulini e una delle più antiche chiese della diocesi di Urbino, presso la quale si trovano i resti di una villa e di una fattoria romana.

Agli inizi del XX secolo, le piccole frazioni di Bottega, Morciola e Cappone, situate nel fondovalle, contavano pochi abitanti, mentre la popolazione viveva nelle case coloniche dissipate sulle colline, ma nella prima metà del ‘900 ci fu un notevole aumento demografico.

 

L’abitato di Bottega, situato lungo la strada provinciale, era costituito da alcuni gruppi di abitazioni, tra cui un piccolo emporio, da cui deriva il nome della frazione. 

 

Cappone, inserito nelle mappe del 1500, è riportato come Capo, per un errore di trascrizione e deriva dal latino caupo, cauponis, che si riferisce a un’antica osteria o locanda, posta lungo la strada tra Pesaro e Urbino e inoltre, nei primi anni del ‘900, il paese costituiva una delle soste della diligenza, che collegava le due città. 

 

Un vecchio edificio, dove attualmente si trova una pasticceria, un tempo ospitava un’antica taverna, che svolgeva anche funzioni di casino di posta, destinato al cambio dei cavalli delle diligenze, che trasportavano la corrispondenza dall’ufficio postale di Colbordolo.

 

Attraversando la lussureggiante campagna, in località Bottega, costituita da orti, alberi da frutto e antiche case rurali, tra la vegetazione affiora il rudere dell’arcata di un ponte settecentesco, che collegava gli abitati di Montecchio e Bottega, probabilmente distrutto dalle numerose piene del fiume Foglia, designato dalla popolazione locale con l’appellativo di Pontaccio.

 

Un tempo queste campagne erano punteggiate non solo da torri, castelli, chiese e oratori, ma anche da mulini ad acqua, di cui ora restano tracce visibili in alcuni di essi, come il mulino Renicci, che si trova a Bottega, sulla sponda destra del fosso omonimo, collocato all’interno delle vaste proprietà dei conti Albani.  L’opificio a due piani aveva gli apparati molitori allestiti al pianoterra, mentre i vani superiori erano utilizzati a scopo residenziale. La parte originaria, risalente al XV secolo, è riconoscibile per l’impiego di laterizi di fattura più arcaica e per l’uso massiccio del legno di quercia, mentre le strutture murarie sono databili nei primi anni del Novecento. Il mulino da grano, dismesso nel 1975, conserva ancora i palmenti originali, tutti gli elementi per la raccolta e l’utilizzo dell’acqua e, fino al 1982, gli apparati idraulici erano ancora funzionanti, perché vennero riattivati a scopo didattico dall’ultimo mugnaio. Il mulino non è attualmente visitabile.

 

Nella zona industriale di Morciola, ma immerso nella verde pianura dell’Apsa, c’è il mulino Ruggeri d’inizio ‘900, detto anche mulino dell’Apsa o mulino Mengarello (dal cognome di uno dei mugnai), è ubicato sulla riva sinistra del torrente e tuttora conserva al suo interno le grotte e gli apparati molitori. Attorno al mulino si costituì un piccolo nucleo abitato, che la gente del luogo chiamava la borgatina; con il tempo, l’opificio ha purtroppo perso la sua destinazione d’uso, poiché è attualmente adibito a residenza privata. 

 

Il mulino, sviluppato su tre piani, è stato dismesso nel secondo dopoguerra e aveva accanto un frantoio di grandi dimensioni e l’abitazione del mezzadro. Il percorso della gora è tuttora visibile, come lo è anche l’ingombro del bottaccio, che poi è stato trasformato in giardino, circondato da querce secolari. (Non visitabile)

 

CHIESA DI SANTA MARIA DI MORCIOLA

 

La chiesa-convento di Santa Maria Annunziata è ubicata su una delle colline che sormontano in direzione nord est il torrente Apsa, raggiungibile attraverso la suggestiva strada che da Morciola sale a Colbordolo.

 

In stile romanico-gotico, col suo piccolo loggiato antistante, questo luogo sacro, che un tempo ebbe funzione di lazzaretto, rappresenta uno dei più antichi ed interessanti luoghi di culto della diocesi di Urbino. 

 

In occasione di alcuni lavori di restauro, nel 1970, avvenne il ritrovamento fortuito di un blocco calcareo, attualmente conservato all’interno della chiesa, recante resti di un’iscrizione funeraria, appartenente a un anonimo veterano (fine I sec. A.C. – inizi I sec. D.C.). L’epigrafe ricorda la sepoltura di un primipilo della Legio VI e della sua consorte (il primipilo era un milite, appartenente al rango più elevato dei centurioni della legione romana, posto in relazione con le assegnazioni di terre, che venivano donate ai veterani). 

 

 

EPIGRAFE FUNERARIA (fine I sec. A.C.- inizi I sec. D.C., in loco)

 

 

Nel 2000, nella località di Morciola, in prossimità di un’abitazione privata e dell’adiacente campo vicino al santuario, è stato intercettato un sito archeologico di età romana, di cui permangono resti di mura, con alta densità di materiale ceramico ed edilizio, comprendenti tessere musive. Pochi anni dopo è stata messa in luce una struttura romana, pertinente a una horrea (magazzino) di notevoli dimensioni, contenente dolia (contenitori per vino) ed una cella vinaria in cocciopesto. 

 

È molto probabile che in quest’area si conservino resti della parte residenziale della villa romana. Il rinvenimento dell’iscrizione funeraria, di cui sopra, non esclude l’esistenza di una necropoli (è infatti molto frequente, in epoca romana, la presenza di sepolcreti prediali, nei pressi d’insediamenti rustici). 

 

Il blocco calcareo, l’edificio sacro e i campi arati mostrano una consistente presenza di resti strutturali, relativi a un complesso di edifici romani, sia a carattere rurale, che residenziale, per tale motivo l’intera area è stata dichiarata di rilevante interesse archeologico e sottoposta a vincolo dalla Soprintendenza per i beni archeologici delle Marche. 

 

Menzionata per la prima volta in un documento del 1146, in cui papa Eugenio III confermava al monastero benedettino di Sant’Angelo di Gaifa le sue numerose possessioni, la chiesa convento di Santa Maria di Morciola venne posta sotto la protezione della Sede Apostolica.

 

Il toponimo Morciola indica un’area dedicata a Murtia, epiteto di Venere, identificata anche con la Bona Dea, divinità dei campi e delle messi; questo fa presupporre che preesistesse un tempio a lei dedicato e che l’edificio sacro sia stato edificato su un sito romano, durante la prima cristianizzazione di quest’area tra il IX e il X secolo. 

 

La chiesa, di notevoli dimensioni, venne costruita per voto della popolazione in un periodo di guerre e pestilenze, per propiziare la Vergine, per i molti prodigi e le grazie ottenute. Nel 1400 fu oggetto di una discreta attenzione devozionale, da parte degli abitanti di Colbordolo, tramite lasciti pecuniari e testamentari e anche da parte dello stesso duca Federico da Montefeltro.

 

I numerosi saccheggi che hanno interessato l’intera zona iniziarono già agli albori del 1500: lo testimonia una bolla di scomunica da parte di papa Leone X, che denunciava gli usurpatori dei beni di questo edificio sacro. Alla fine del XVI secolo la chiesa, censita come monastero di Santa Maria dei Padri Gesuati del castello di Colbordolo, nel 1668, con la soppressione dell’ordine, venne devoluta, assieme ai suoi beni, all’Università di Urbino

 

Timoteo Viti, legato con vincolo di parentela al priore Guido Staccoli, all’inizio del 1500 affrescò in vari tempi le pareti all’interno di questa chiesa e parte delle pitture murali sono tuttora presenti. 

 

Alcune interessanti opere, commissionate per questo tempio, sono attualmente conservate presso la chiesa di Santa Maria Annunziata a Morciola (realizzata nel secondo dopoguerra), che si trova nel fondovalle. Altri dipinti sono collocati nel Museo diocesano Albani di Urbino e nella sede centrale dell’Università.

Sull’altare laterale della parete sinistra, fino agli inizi del secolo scorso, era possibile ammirare un dipinto attribuito per molto tempo al Viti, raffigurante la Vergine con Bambino, San Sebastiano, San Rocco e angeli musicanti (prima metà XVI sec.), ma la paternità dell’opera (conservata presso il Museo diocesano Albani di Urbino) è stata recentemente conferita alla bottega di Gerolamo Genga.

 

 

“VERGINE E SS. SEBASTIANO E ROCCO E ANGELI MUSICANTI” (prima metà XVI secolo, bottega di Girolamo Genga. Attuale collocazione: Urbino, museo diocesano Albani, depositi).

 

 

Un frammento di affresco staccato, con cornice in pietra scolpita (XVI sec., bottega marchigiana) si trova invece nella chiesa parrocchiale di Morciola: ritrae la Vergine con Bambino e angeli (scuola riminese, prima metà del XIV sec.), che cela un’altra pittura murale di diversa fattura e datazione più vetusta, raffigurante angeli reggi-cortina. 

 

Una lunetta dipinta a olio su tavola, della metà del XV sec., che ritrae una Crocifissione, con Maria Vergine e San Giovanni Battista ai lati della croce, è stata recentemente attribuita alla bottega di Giovanni Santi, che dette origine a una fertilissima scuola locale, diramata attraverso i suoi allievi diretti, fino ai numerosi artisti che operarono nella provincia pesarese, anonimi frescanti di pievi e santuari rurali. 

 

Presso l’Università degli Studi di Urbino è conservata un’altra lunetta, ma su tavola triangolare, che rappresenta la Deposizione di Cristo (XV sec.), mentre l’affresco staccato di un Santo Martire (opera certa di Timoteo Viti, datata 1521) era dipinto sulla parete a lato della porta d’ingresso e ora si trova sul ballatoio delle segreterie dell’Università di Urbino.

 

L’antica chiesa convento di Santa Maria di Morciola non è visitabile

 

 

“SANTO MARTIRE” affresco staccato (1521, Timoteo Viti. Attuale collocazione: Università di Urbino, ballatoio delle segreterie)